Il soggetto conoscente e l’oggetto conosciuto sono due momenti (o aspetti) di un’unica realtà. (S. Montefoschi)

il CERN di Ginevra

“Nella dimora celeste del gran dio Indra c’è una rete meravigliosa che è stata collocata da un abile artigiano in modo tale da stendersi all’infinito in tutte le direzioni. Conformemente ai gusti sontuosi degli dei,l’artigiano ha collocato in ciascun nodo della rete un gioiello scintillante e, poiché la rete è infinita,il numero dei gioielli è parimenti infinito. I gioielli risplendono come stelle di prima grandezza,meravigliosi a vedersi: e se scegliamo uno di essi a caso e lo esaminiamo da vicino,ci accorgiamo che la sua lucida superficie riflette tutti gli altri infiniti gioielli della rete: Non solo, ma ciascuno dei gioielli riflessi in questo singolo gioiello a sua volta contiene il riflesso di tutti gli altri,cosicché vi è un processo di riflessione infinito”.

Questa stupenda immagine che proviene dal Buddismo porta il fisico quantistico Shantena Augusto Sabbadini ad affermare con convinzione che “Siamo tutti profondamente interrelati, umani e non”.

La fisica quantistica ci mostra che la realtà è sempre interazione e il fenomeno dell’entanglement lo conferma quotidianamente.

E’  stato emozionante per me visitare, lo scorso dicembre, l’Organizzazione Europea per la ricerca nucleare, conosciuta con la sigla CERN, a Ginevra. Mentre ascoltavo il fisico italiano che illustrava il funzionamento del  Centro mostrandoci gli esperimenti e le scoperte lì avvenute, ho ripensato all’incontro tra Jung e Pauli, al loro sodalizio durato anni che ha permesso alla fisica e alla psicologia di incontrarsi per produrre importanti risultati a favore del benessere dell’uomo.

Sappiamo, dal loro carteggio e dalle loro pubblicazioni, che il luogo dell’incontro è stato il fenomeno della sincronicità: Pauli aveva compreso che, a certi livelli,la materia cessa di operare secondo il principio di causalità ma esiste come se fosse un vero e proprio mandala che riflette in maniera sincronica e creativa l’esistenza di un disegno superiore. L’intuizione di Jung che l’inconscio collettivo rappresenta il comune substrato della psiche e della materia universale poteva dunque essere sperimentata: la natura ultima della realtà è un’unità indivisibile in cui soggetto e oggetto, coscienza e mondo sono profondamente “intrecciati”.

Durante un seminario  ho chiesto al fisico Sabbadini “Ma se le cose stanno così,allora dobbiamo rivedere tutto e anche la psicoterapia va riconsiderata!”. La sua risposta , data con un lieve sorriso, è stata: “Eh, si, certamente”.

Sono contento perché la nostra Associazione da anni ha preso questa strada: l’intersoggettività e l’evoluzione della coscienza umana, che sono i nostri caratteri distintivi, ci spingono, ogni giorno, a ricordarci che “Specchiandoci negli altri e nelle altre cose, impariamo chi siamo” (Carlo Rovelli) e ancora che “La coscienza è stata inventata perché potessimo conoscere ( = amare, n.d.r) la vita” (Antonio Damasio).

Nel suo ultimo libro “Confini borderline”, Paolo Cozzaglio scrive che “Intersoggettività non è solo il poter sentire la comunanza con l’altro, ma la possibilità di pensarsi individualmente riconoscendosi simultaneamente nell’altro:la spinta consapevole ad allargare in modo creativo la propria visione accogliendo la diversità (mia e dell’altro) reciprocamente”.

Sabbadini conclude così il suo libro “Pellegrinaggi verso il vuoto. Ripensare la realtà attraverso la fisica quantistica”: “In ciascuno di noi si mescolano molte vite. Siamo fatti in misura maggiore o minore di tutte le persone che abbiamo incontrato,di tutte le persone che abbiamo amato,di tutti coloro che hanno influito su di noi. Nonché di luoghi,immagini, di storie. E ciascuna persona che fa parte di noi è fatta di innumerevoli altre persone: è una rete che si estende indefinitamente nel passato,prima nel passato umano,poi in quello biologico,geologico,cosmico…E nel futuro.”

L’augurio per l’anno che andiamo a cominciare è quello di divenire capaci di cogliere la realtà al di là di ogni linguaggio e concettualizzazione, smettendo di scambiare il concetto per la cosa, perché la realtà è indicibile, soggetto e oggetto sono due facce di una stessa medaglia e la dimensione esistenziale è la sola che conta.

 

Giuseppe Fojeni