L’uomo è generato dalle relazioni

Mentre leggevo l’intervento di Alessandro D’Avenia sul Corriere della sera del 4 febbraio 2019(1), sono rimasto colpito dalla sua riflessione circa la ricerca della felicità da parte degli uomini del nostro tempo.

«L’uomo moderno ha posto il suo principio vitale nel “risultato”: la felicità sta nella produzione di se stesso e l’io,(iper)teso verso qualcosa che deve sempre arrivare, è sospeso nel vuoto angosciante dell’autorealizzazione».

Il messaggio sottinteso è «per essere felice “devi funzionare”».

Lo scrittore ritiene che sia proprio qui la causa dell’infelicità dell’uomo: «si punta tutto sulle competenze, dimenticando che la persona è armonia sinfonica delle componenti vitali: spirito, intelligenza, volontà, corpo».

Poi suggerisce il rimedio all’infelicità: «l’individuo deve generarsi da solo, la persona è generata dalle relazioni. Ma gli individui non esistono, esistono figli perché in relazione con genitori; esistono amici perché in relazione con amici; esistono mariti e mogli perché si relazionano con il coniuge; esistono discenti perché in relazione con docenti … l’io, grazie alle relazioni sane, è donato al mondo e a se stesso, non deve autopromuoversi né meritarsi di vivere, è già “abbastanza”: quindi dalla qualità di queste relazioni nel tempo dipende il suo fiorire».

È piacevole ritrovare, espresso in altri termini, il pensiero che la nostra Associazione CEPEI sostiene da tempo: la relazione è il presupposto della cura, e la relazione che cura è “intersoggettiva”.

Per intersoggettività Montefoschi «intendeva, innanzitutto, un modo evolutivo di relazionarsi … è il modo di riconoscersi pienamente Soggetto (quello che D’Avenia chiama “persona”) e non subire la vita» ( ma “farla fiorire”).(2)

La felicità dunque è stare nella relazione: con l’altro, con il mondo e la natura.

Jung afferma che «l’uomo senza relazioni non possiede totalità»(3), cioè non può essere felice.

Se vogliamo davvero essere felici, stare bene, dobbiamo creare legami intersoggettivi e viverli nel nostro quotidiano.

Mi chiedo se non valga la pena di promuovere, anche al di fuori dell’ambito terapeutico, quello in cui noi crediamo, utilizzando un linguaggio più accessibile e divulgativo. Pensiamoci.

Sfruttiamo uno strumento già in nostro possesso che è questa rivista; anche i corsi che promuoviamo, possono aiutare a seminare e a generare relazioni sane.

La relazione è vita, salute e completamento.

Giuseppe Fojeni


  1. Alessandro D’Avenia (2019), Letti da rifare, Corriere della sera, lunedì 4 febbraio 2019.
  2. Paolo Cozzaglio (2017), Confini borderline, Franco Angeli, pg. 11.
  3. Carl Gustav Jung (1992), Opere vol.16, Bollati Boringhieri, pg. 250.