Agli antipodi … dell’intersoggettività

Agli antipodi dell’intersoggettività c’è uno spazio relazionale in cui l’Altro è assunto secondo criteri non affettivi, ma di semplice natura pratico-utilitaristico-opportunistico.

Agli antipodi dell’intersoggettività, c’è la relazione d’uso, uso dell’Altro.

Alcuni teorici (comunque, l’espressione appartiene anche al linguaggio comune) utilizzano riferirsi al vampiro, come personaggio che per antonomasia vive deprivando l’Altro delle proprie risorse e delle proprie energie, quindi lo utilizza, e riferirsi alla pratica della vampirizzazione come modalità utile per procurarsi facilmente il nutrimento per sé e garantirsi il proprio benessere. Tali espressioni, in effetti, aiutano a chiarire  la peculiare natura di quel tipo di rapporto che riscontriamo molto frequentemente insorgere tra persone ed anche essere accuratamente sviluppato e ricercato con chiara volontà e ferma diligenza, quando i convenuti attivano, nell’incontro, il loro campo relazionale  ricercando, in primis e/o esclusivamente il proprio vantaggio.

Questa tipologia di relazione non è contraddistinta da dipendenza di un individuo dall’altro. Non è neppure la reciprocità o l’indipendenza/autonomia ciò che caratterizza la natura e particolarità dell’incontro.

E’ l’uso dell’Altro. Che comporta negare all’altro il riconoscimento del soggetto ch’egli è e, ovviamente, al contempo, seppur non evidente allo sguardo di un osservatore poco attento e superficiale, negare tale riconoscimento anche a sé.

E’ l’uso, che comporta l’inibirsi della psiche di ognuno, nell’incontro così fatto, e della personale e rispettiva funzione riflessiva.

E’ il fare dell’Altro un oggetto, deprivato di ogni barlume della propria dignità, del senso del proprio valore e logorato  nella volontà ed inibito nell’autorevolezza personale.

A ben guardare, la quantità di individui che si rapporta al proprio prossimo in questo modo “disumanizzante” è notevole, una folla (non penso più di tanto sia un azzardo definirla oceanica).

Si riscontra che per i più si tratta, in breve, di una modalità a loro del tutto congeniale e che, seppur appresa in famiglia o presso le “agenzie educative” presso le quali si sono andati formando negli anni plastici dell’infanzia e della giovinezza, è risultata un apprendimento/studio facile e naturale.

Alcuni, tuttavia, si procurano di apprendere i rudimenti e gli stili di tali procedure comportamentali a sé vantaggiose, applicandosi in modo talmente perseverante e determinato, da suggerire che gli atteggiamenti che infine sono in grado di adottare nei confronti dell’Altro – atteggiamenti definibili a pieno titolo “abusanti” – siano il frutto di un encomiabile e vero e proprio “studio”, coronato da meritato successo!

Per tal ragione, ci sentiamo propensi a parlare, analizzando e descrivendo tale fenomeno, di Tecniche (di VAMPIRIZZAZIONE, me lo si conceda!).

Ne elencherò qui di seguito alcune, a titolo esemplificativo, a che il Lettore possa, come guardando una sagoma, meglio capire quale sia l’oggetto che in essa era inscritto, afferrare alla stessa stregua, in modo chiaro e netto, che cosasia e si debba intendere per intersoggettività.

  1. Entrare nella casa/studio dell’Altro, dell’amico, del collega o in un generico spazio altrui, e modificare arbitrariamente e da subito la disposizione dell’ arredo.
  2. Chiedere all’ospitante ogni possibile tipo di vettovagliamento e supporto di cancelleria,così che egli abbia a scusarsi per non poter soddisfare ogni vostra richiesta.
  3. Aderire ad ogni appuntamento sempre rimarcando, però, che l’orario è impossibile ed il luogo oltremodo scomodo.
  4. Aggiungere che si farà il possibile, ma, comunque, non si potrà che arrivare in ritardo di almeno un quarto d’ora e con grave sacrificio personale  ed unicamente  in nome del bene altrui.
  5. Accogliere ogni proposta con una smorfia di perplessità.
  6. Evidenziare l’inesauribile serie di difficoltà disseminate lungo il percorso di realizzazione dell’eventuale progetto.
  7. Formulare mille dubbi sull’ opportunità di cimentarsi in una tale impresa.
  8. Indurre incertezza, in qualsivoglia modo, pur di destabilizzare il fautore dell’iniziativa.
  9. Sollecitare “perentoriamente” un doveroso e necessario ripensamento.
  10. Sciorinare e decantare alternative.
  11. Irretire in un indefinito temporeggiamento… da calende greche.
  12. Proporsi come attuatore, per poi disinteressarsene e farlo insabbiare.
  13. Dichiararsi il detentore dell’unico,  vero ed inconfutabile sapere.
  14. Disporre, secondo criteri unicamente propri e magari dettati da bizzarria e simpatia, i tempi e i modi dell’accesso di altri, esterni al luogo/spazio relazionale/gruppo.
  15. Disincentivare l’impegno, smorzare lo slancio, con lunghe ed immotivate preclusioni ed attese di partecipazione.
  16. Inoltre, mostrarsi afflitti e perplessi, se qualcuno si allontana esausto o esce dal campo relazionale  girando i tacchi e magari sbattendo le porte.
  17. Disseminare nel discorso la casualità di notizie su di sé, solo, ovviamente quelle che si vogliono diffondere ad esorcizzare svantaggiosi pettegolezzi e nocive maldicenze sul proprio conto.
  18. Rivaleggiare fino allo stremo con l’altro sul dove incontrarsi la prossima volta, essendo massimamente convinti di quanto valga  il criterio che “è favorito chi gioca in casa”.
  19. Immancabilmente non andarsene, se non dopo aver richiesto l’uso del bagno ed averlo lasciato “visibilmente usato”.
  20. Accomiatarsi con sbaciucchiamenti ed abbracci madidi di sudori maleodoranti.

Sono certa che voi stessi, lettori di queste mie oziose riflessioni estive, potrete aggiungere ben più di qualche osservazione della medesima natura a questo elenco e vi sarete anche resi conto che l’intersoggettività è più facile da teorizzare che praticare.

Essa è un punto d’arrivo, non di partenza. Tuttavia non si pensi, così da mettersi il cuore in pace, che essa sia un’utopia!

Infine, chi fosse interessato ad ampliare la propria conoscenza dell’argomento, potrebbe leggere, di Mario Corte, “Vampiri energetici. Come riconoscerli, come difendersi”, ed. Il punto d’incontro – 2006, testo a cui rimando e dalla cui lettura mi sono lasciata sensibilizzare.

Laura Zecchillo, (Milano, 21 luglio 2016)

Lascia un commento