Confini borderline. Psicoterapia analitica intersoggettiva dei disturbi di personalità (P. Cozzaglio, Franco Angeli 2017)

Ho letto con vivo interesse questo nuovo lavoro di Paolo Cozzaglio (Confini Borderline. Psicoterapia analitica intersoggettiva dei disturbi di personalità – Franco Angeli, 2017), e lo ritengo decisamente importante per diversi motivi.

L’Autore, di formazione medico, psicologo clinico e psicoanalista, ha potuto osservare e riflettere per molti anni su una ricca esperienza clinica, in studio e in Comunità psichiatrica, con pazienti sofferenti di disturbi psichici di tutte le gravità (disturbi di personalità di livello nevrotico e borderline, psicosi), complicati da sintomi anche gravi (uso di droghe e alcol, disturbi del comportamento alimentare, comportamenti autolesivi, aggressivi e suicidari). La riflessione su questa esperienza clinica fonda il suo modello experienced based e lo inserisce, nell’alveo della psicoanalisi intesa come metodo di trasformazione e conoscenza di sé e della realtà, all’interno di una particolare cornice teorica: quella della psicologia analitica intersoggettiva, evoluzione del pensiero di C. G. Jung elaborata da Silvia Montefoschi.

L’Autore articola la descrizione dei diversi livelli possibili di coscienza (semplice, primaria, autoriflessiva, co-riflessiva), distingue i diversi tipi di relazioni umane (simbiotica, interdipendente, intersoggettiva), differenzia il bisogno (vissuto passivamente) dal desiderio (generato attivamente dal Soggetto riflessivo), ed elabora così il concetto fondamentale della psicologia analitica intersoggettiva: quello di Soggetto intersoggettivo. Soggetto è colui che prende distanza dai propri vissuti immediati (dall’Io), li guarda, li interroga e vi riflette sopra esercitando la funzione riflessiva (intesa come soggettivazione della funzione trascendente junghiana, continuamente creatrice di sempre nuove sintesi tra coscienza ed inconscio). In questo modo il Soggetto diviene l’organizzatore del suo stesso Io e della personalità intera. Il Soggetto intersoggettivo è inteso come un ulteriore livello di coscienza in cui l’essere umano si vede e si vive Soggetto, presente a se stesso, all’altro Soggetto e alla realtà tutta grazie a una continua attività di co-riflessione. Il Soggetto intersoggettivo diviene il livello di coscienza nel quale il Soggetto realizza insieme agli altri Soggetti l’essenza incessantemente evolutiva e creatrice degli esseri umani, tessendo finalmente insieme Logos ed Eros, Pensiero e Amore.

Dal punto di vista clinico l’Autore si focalizza sul disturbo borderline in quanto patologia caratterizzata da un vissuto di mancanza di confini tra sé e l’altro, in soggetti spesso vittime di gravi abusi. Egli procede tenendo insieme in modo coerente il senso delle recenti scoperte delle neuroscienze, il nuovo approccio alla comprensione della realtà suggerito dalla fisica quantistica e la psicoanalisi in tutti i suoi principali approcci e teorie. Spaziando da Freud a Jung, dalla Klein a Bion, da Kernberg a Kohut, dalla Infant research alla teoria dell’attaccamento, da Storolow a Fonagy alla McWilliams, i disturbi di personalità vengono riletti con l’ausilio di molti casi clinici esemplificativi, e la loro patogenesi viene identificata con un deficit della capacità di funzione riflessiva del Soggetto. Coerentemente anche il transfert, i meccanismi di difesa, le modalità dell’interpretazione in seduta, l’analisi dei sogni e la cura vengono rivisti in chiave intersoggettiva, superando descrizioni limitanti fondate su presupposti pulsionali ed omeostatici appartenenti a paradigmi ormai superati. Le relazioni oggettuali divengono finalmente relazioni tra Soggetti; il setting, individuale o comunitario, viene presentato come la modalità relazionale terapeutica continuamente pensata dall’analista per aiutare quel paziente a viversi Soggetto della cura; i tipi di personalità sono descritti, oltre che nei loro tratti e temi complessuali caratteristici, anche nelle loro diverse sfumature relazionali di dipendenza e interdipendenza; le pulsioni e alcuni concetti trasfusionali (come l’identificazione proiettiva) diventano modalità di essere in relazione legate ai diversi livelli di coscienza di cui i Soggetti possono disporre nel momento della loro interazione; il concetto stesso di personalità viene ripensato in funzione del suo organizzatore unico: Il Soggetto.

La psicoanalisi così riletta sembra finalmente diventare una, arricchita, non divisa, dai contributi delle diverse scuole e correnti che, quando vissute in modo chiesastico a livello di coscienza dell’Io, rischiano di diventare piccole ortodossie, ognuna col suo linguaggio quasi incomprensibile alle altre. La visione montefoschiana che vive nel pensiero dell’Autore guarda infatti alla psicoanalisi come ad un sapere storico-culturale in continuo divenire, che riflette su di sé e si evolve nel tempo insieme al livello di coscienza raggiunto via via dagli esseri umani.

Il linguaggio e la concettualizzazione usati sono semplici ed intuitivi, vicini alle esperienze ed ai racconti dei pazienti, spesso citati. Lo stile clinico che traspare è comprensivo, rispettoso, umano (simile a quello che caratterizza il Therapeutic Assessment di Stephen Finn), ma non a motivo di una sensibilità astratta o ideale: si tratta infatti di mettere sempre “il Soggetto con le spalle al muro”, di farlo uscire dalla tomba della sua passività comprendendo profondamente il suo tema complessuale inconscio, di tendere verso una sua rinascita alla soggettività e verso il superamento della sua modalità relazionale interdipendente. Lungo questa strada l’analista, lontano da ogni artificiosa e difensiva neutralità, si fa presente e pienamente umano proprio vivendosi come Soggetto intersoggettivo al cospetto del paziente. La psicoanalisi, lungi dal rimanere un sapere complicato, lontano dalla vita e dotato di un linguaggio anatomico e perverso, torna così ad essere uno sguardo profondo che abbraccia l’uomo e il senso della vita: il cammino dell’Essere verso la coscienza di sé.

Gli obiettivi della cura, il metodo e le tecniche terapeutiche proposti nel libro sono tra loro coerenti e connessi ad un’idea di essere umano ben precisa, secondo un approccio finalmente lontano dal recente uso assolutistico di tecniche nate come tali e poi, spinte anche da logiche di profitto, divenute velocemente metodi veri e propri, avulsi da visioni dell’uomo che rimangono troppo spesso scorrettamente non dichiarate. L’Autore, al contrario, proprio nell’esplicitare apertamente la propria visione della personalità umana, del suo organizzatore unico (il Soggetto) e della guarigione (il potersi vivere Soggetto), propone un nuovo sguardo sui disturbi di personalità borderline e sulla terapia analitica, cogliendo e articolando clinicamente le enormi potenzialità euristiche della visione junghiana e montefoschiana della psiche. Grazie a fili interdisciplinari tessuti ordinatamente insieme, all’onestà intellettuale e alla ricca e trasversale bibliografia, l’Autore genera con questo lavoro un importante ampliamento della conoscenza dell’uomo sull’uomo, e pone il paradigma della psicologia analitica intersoggettiva al centro della riflessione clinica e psicoanalitica tout court.

Marco Canciani

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