La balena alla fine del mondo

Ho concluso da poco la lettura del romanzo La balena alla fine del mondo di John Ironmonger,(1) zoologo nato in Kenia che è riuscito a rappresentare una vicenda dai contorni dickensiani: è la storia di Joe, giovane analista finanziario che, convinto di aver causato una grave crisi economica con un programma informatico innovativo da lui creato al fine di prevedere gli eventi futuri e l’impatto di questo sui mercati, fugge da Londra. Lo fa togliendosi i vestiti e gettandosi in acqua. Quando il freddo e le correnti lo stanno portando inesorabilmente al largo verso una morte certa, una balena, con la sua coda, lo spinge sulla riva dello sperduto villaggio di St.Piran in Cornovaglia.

La notizia del ritrovamento di questo giovane uomo, nudo e privo di conoscenza, si diffonde velocemente nel paesino di 300 anime. Da questo momento la vita di Joe, quella degli abitanti del villaggio e della balena si intrecciano in una dinamica quasi “biblica”: scoppia, infatti, una pandemia mondiale (il romanzo è stato scritto nel 2015!) e la fede di Joe, moderno Giona, nei numeri e nella tecnologia viene messa alla prova dall’imprevedibile fattore umano.

Le “ombre” del protagonista e degli abitanti del villaggio emergono progressivamente nel corso del racconto integrandosi con le “luci” degli stessi (complexio oppositorum?!?) donandoci una serie di immagini che mostrano la profondità della psiche umana.

Una storia affascinante che, attraverso colpi di scena, dialoghi, immagini legate alla natura, promuove in chi legge una ventata di positività che muove a ricercare nell’essere umano, sia in quanto singolo sia come comunità, l’unico elemento che può sconfiggere il male: i legami, la cooperazione e la solidarietà.

La balena appare anche nel racconto di Filelfo, “L’assemblea degli animali”. (2)

Gli animali sono riuniti in assemblea per salvare la terra dall’emergenza ecologica causata dall’uomo. Dopo lunghe discussioni, prendono la decisione di inviare agli uomini un terribile avvertimento: un’epidemia. La balena, considerata da tutti gli animali «la più antica e saggia delle maestà, che domina il terzo regno, le pianure liquide da cui tutti proveniamo» (pp.43-44) lancia un messaggio: «Quelli che servono idoli falsi e abbandonano l’amore della natura siano gettati nell’abisso, nel cuore del mare, le correnti li circondino, le onde passino sopra di loro, l’alga si avvinghi al loro capo. La terra spranghi i suoi cancelli per sempre dietro a loro, dal profondo degli inferi gridino. Ma se con voce struggente canteranno, e impareranno dalla sventura, e adempiranno il voto fatto alla natura, che si salvino e siano rigettati sulla terra. – Tutti gli animali sprofondarono in meditazione». (pp.46)

L’immagine della balena, che rappresenta per Jung «una manifestazione dell’inconscio collettivo» (3), ci muove verso una nuova nascita. Come ha fatto con Giona/Joe ci interpella a prendere posizione ogni volta che ci troviamo davanti a qualcosa di enorme che rompe i nostri schemi mentali e minaccia le sicurezze acquisite. Come una balena. Come una pandemia.

Quello che accade a Joe e agli abitanti di St.Piran ci insegna che tutto è interconnesso (natura, animali, uomo) e che quando l’uomo riesce ad andare oltre il proprio Ego per aprirsi all’altro, soprattutto al diverso, e crea dei legami, allora tutto può accadere, anche un prodigio.

Una bellissima poesia di Jorge Luis Borges ci ricorda l’importanza di creare legami:

Non sai bene se la vita è viaggio,

se è sogno, se è attesa, se è un piano che si svolge giorno

dopo giorno e non te ne accorgi

se non guardando all’indietro. Non sai se ha senso.

In certi momenti il senso non conta.

Contano i legami. (4)

Al Seminario “Il disagio psichico. Effetto traumatico e trasformativi del contesto pandemico” organizzato dalla SIPRe l’8 ottobre 2021, Maria Luisa Tricoli ci ha ricordato che <«la vita ci pone sempre dinanzi alla scelta di aprirci o di chiuderci, di ritrarci su posizioni acquisite o di andare incontro al nuovo … Ecco perché non ha senso dire della pandemia. “Speriamo che passi, che si torni alla normalità”. Quale normalità? Quella di prima? Ma quella già non c’è più, è stata superata dal virus che, stanato dall’ambito a lui congeniale, in cui viveva tranquillo da sempre, si è messo in movimento, si è allargato, ci è entrato dentro, con la sua presenza inquietante perché nuova, estranea, ignota. Sta a noi assimilarlo e lasciarcene trasformare». (5)

Come sono riusciti a fare Joe e gli abitanti di St.Piran in Cornovaglia.

Giuseppe Fojeni


  1. Ironmonger J., La balena alla fine del mondo, Padova: Bollati Boringhieri, 2021.
  2. Filelfo, L’assemblea degli animali, Torino: Einaudi, 2020.
  3. Chevalier J.,Gheerbrant A., Dizionario dei simboli, Milano: Biblioteca Universale Rizzoli, 1969.
  4. Borges J.L., Tutte le opere, Milano: Mondadori, 1985.
  5. Tricoli M.L. (2021). “Intervento al Seminario Il disagio psichico. Effetto traumatico e trasformativo del contesto pandemico”, SIPRe RM, 8 ottobre.