
«Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.»
Non è un caso se questa frase, che Dante attribuisce a Ulisse — il ricercatore arguto per eccellenza —, è stata posta nel XXVI canto dell’Inferno. Perché stiamo vivendo nell’inferno, non solo per i conflitti di guerra in atto, ma perché l’inferno è il “ribaltamento” del paradiso, è un totale fraintendimento rispetto a come poter essere umani. Lo dice anche questo antico detto ebraico: «All’inferno si hanno davanti cibi meravigliosi, ma i cucchiai hanno il manico così lungo che non si riesce a metterli in bocca. In paradiso si usano i lunghi cucchiai per imboccarsi a vicenda», come a dire che se l’essere umano perde la caratteristica che lo rende tale — l’intersoggettività — finisce nell’inferno cieco dell’egoriferimento spietato, che non è in grado di alimentare la sua umanità.
Anche noi, come CEPEI-APS, ci associamo all’appello accorato delle Associazioni Junghiane (AIPA, CIPA, ARPA) e dell’IPA (International Psychoanalytical Association) contro quello che sta avvenendo nel mondo, di cui la strage e il genocidio di Gaza sono il simbolo estremo, perché siamo convinti che la psicoanalisi non sia semplicemente una terapia da vivere negli studi privati, ma sia una spinta alla conoscenza che interessa la dimensione sociale dell’uomo.
Gaza è un simbolo che in modo intollerabile turba le coscienze, perché ci impone con insolita durezza innanzi a ciò che C. G. Jung e S. Montefoschi avevano già puntualmente descritto:
- L’enantiodromia, che esprime l’idea che ogni cosa, se spinta oltre un certo limite, si converte nel suo opposto, con la tendenza degli opposti psichici a compensarsi. Assistiamo perciò, a livello collettivo, al fatto che un popolo perseguitato e umiliato possa diventare a sua volta persecutore e umiliante. Del resto, anche a livello individuale, l’abuso e il trauma si conservano nella memoria, alimentando sentimenti di vendetta e di rivalsa per generazioni.
- L’irruzione dell’Ombra collettiva. Finisce così che agiamo proprio ciò che ci è più odioso e inaccettabile, proiettandolo su qualcuno cui inconsciamente attribuiamo queste nostre caratteristiche. A livello collettivo è ciò che attribuiamo al nemico eterno, ed è questo a cui stiamo assistendo.
- Il collasso dell’Io. L’identificazione esasperata nella nostra coscienza egoica da difendere dagli attacchi esterni, porta in realtà al collasso e alla disfatta dell’Io, che non riesce a mantenere più le prerogative di razionalità, coerenza e coesione. La perdita del senso di intersoggettività e la dispersione completa dell’Io porta, anche socialmente, al caos, all’anarchia o all’autoritarismo dittatoriale giustificato pseudo-razionalmente.
Purtroppo non è la prima volta che questi fenomeni si verificano nella storia, ma mai forse con questa intensità globale, soprattutto dopo un momento così difficile per l’umanità — la pandemia da Covid-19 — che sembrava potenzialmente aver smosso le coscienze verso sentimenti di pace e solidarietà collettiva.
Il nostro appello è a non soffocare la coscienza, ma a ridestarla con forza, riscoprendo l’indignazione più profonda contro ogni oltraggio all’umanità.
Per il CEPEI-APS, l’Organo di Amministrazione
Paolo Cozzaglio, Sergio Bettinelli, Marco Canciani, Mimma Cutrale, Orlando Zane