Intime distanze. Storia di un percorso di individuazione

Francesco, un ragazzo di 21 anni, durante un nostro incontro, mi porta un libro dicendomi di leggerlo perché mi avrebbe aiutato a conoscerlo meglio.

Si tratta del romanzo Intime distanze di Loris V. Carla. Attraverso il resoconto di un anno di servizio militare, l’Autore racconta la storia di un gruppo di ragazzi che, vivendo la quotidianità della vita in caserma, imparano a conoscere se stessi, attraverso le loro emozioni profonde e i desideri che li abitano.

Ho trovato il libro ben fatto: troviamo, correttamente rappresentate, le dinamiche intrapsichiche e relazionali che albergano nell’animo umano.

È un libro che smuove e induce alla riflessione: l’esperienza vissuta da Andrea, il protagonista, ci mostra la difficoltà di riuscire ad essere se stessi e lasciare che le emozioni e i sentimenti che si muovono nel cuore e nella mente siano liberi di emergere nella loro purezza, soprattutto quando si vive una relazione interpersonale.

Come suggerisce il titolo, ogni volta che si svela un’intimità, quasi per timore si riapre una distanza: il cammino vissuto da Andrea appare un vero e proprio processo di individuazione. Non è facile però, nell’ambiente militare, essere se stessi, togliersi la maschera per andare oltre e svelare all’altro chi si è veramente.

Andrea e Gabriele sembrano destinati ad incontrarsi, ma è come se le convenzioni umane, i timori e gli eventi quotidiani vogliano impedire la loro relazione.

Pur narrando un amore omosessuale l’Autore riesce a creare un romanzo trasversale in cui tutti -omosessuali ed etero – riconoscono le dinamiche della psiche maschile proprio perché viene raccontato un percorso di crescita. Claudio Risé, (2002) al proposito, scrive:

«La mia impressione è che l’omosessualità, presente in qualche misura nella vita di ogni maschio, possa diventare un orientamento erotico manifesto nell’adolescenza e poi abbandonato, oppure rimanere l’espressione principale della propria sessualità, o anche convivere, o alternarsi con l’orientamento eterosessuale. In ogni caso è importante che l’uomo capisca il senso di questa manifestazione, e in qualche modo lo accompagni, senza sbarrargli la strada né farsene possedere»  (p.126).

Per il maschio è decisivo, nel suo percorso individuativo, affrontare la dimensione del cuore, l’Anima Junghiana.

Ricordo che, durante il corso di specializzazione in psicoterapia, un docente ci aveva invitato a riscoprire la forza del femminile che era in noi perché solo così sarebbe stato possibile ritrovare l’armonia interiore. Aveva suggerito la lettura del testo Esercizi dell’anima per soli uomini (1997) nel quale, attraverso la leggenda medioevale del Graal, viene narrata la vicenda di Parsifal che , orfano di padre, va alla ricerca del Sé più profondo per diventare uomo.

È questo un cammino che richiede al maschio il coraggio di penetrare dentro sé stesso, di guardare alla propria Anima, tradizionalmente vista come femminile, senza indietreggiare, affrontando le Ombre, per riconoscere che in esse c’è anche energia, forza, vita.

Emergono, lungo il racconto, anche i diversi tentativi messi in atto dai ragazzi per affrontare le loro “Ombre” e le dinamiche affettive che agitano il loro mondo interiore: Andrea si procura ferite e lesioni, qualcuno ricorre alla violenza fisica, chi alle sostanze stupefacenti. Sono soli nell’affrontare la loro crescita.

Leggendo il romanzo si coglie il bisogno, proprio della psiche maschile, di un percorso di iniziazione che, qui in occidente, ha sempre caratterizzato l’anno di servizio militare: un percorso di iniziazione da maschio a maschio. Ma oggi, «per la prima volta nella storia dell’umanità, il giovane maschio non è più iniziato alla vita da altri maschi … oggi, il padre, nell’esperienza del maschio, tende ad essere una figura del tutto irrilevante … solo attraverso la trasmissione personale, l’iniziazione al maschile passata da un uomo all’altro, il giovane integra in sé, naturalmente, il tono affettivo maschile. Ed entra in una sintonia reale e profonda col mondo degli uomini». (Risé, 2002, pp 127- 130)

Nel romanzo le figure paterne risultano assenti, sia quelle familiari sia quelle che un ragazzo potrebbe trovare in una delle autorità militari. Andrea, Gabriele, Gianluca (gli unici che vengono chiamati per nome) e gli altri ragazzi (conosciuti solamente per il loro cognome) sono ‘costretti’ in un percorso iniziatico all’adultità solitario. Solo il cappellano militare sembra offrire loro uno spazio di ascolto: l’ultimo tentativo di chiarimento tra Gabriele e Andrea avviene nella Cappella della caserma. Simbolicamente interessante questa scelta dell’Autore che sembra suggerire come un incontro intersoggettivo può avvenire solamente alla presenza di un Terzo, qui simbolicamente rappresentato dal divino:

Ho ritrovato, durante la lettura, la descrizione – dal vivo – di dinamiche care alla nostra Associazione: vale a dire che la personalità umana è in una continua tensione evolutiva e intersoggettiva. Questa tensione passa sempre attraverso lo sguardo dell’altro nel quale possiamo rispecchiarci per conoscerci e amarci meglio.

Il racconto prende infatti inizio dall’arrivo di una cartolina che spinge il protagonista a riguardare alcune foto riferite all’esperienza militare. Tra queste c’è quella in cui ci sono lui e Gabriele:

«Ce n’è una, la mia preferita, che vorrei tanto sistemare. È l’unica in cui ci guardiamo. Un istante fortunato dove siamo spontanei, dove tu mi stai parlando e con la mano mi sfiori la spalla. C’è qualcosa in quel momento colto per caso, che non so spiegare. Qualcosa che mi smuove dentro e riporta ad allora; che mi tenta, mi scuote. Che da stamane ha riacceso la speranza, come se dopo decenni di silenzi e attese, con una cartolina la vita abbia deciso che è adesso il momento di sciogliere i nodi» (Loris V. Carla, 2023, p.20).

Mi ricorda un altro libro, che ogni terapeuta dovrebbe leggere: La neve in fondo al mare (2024)**. Matteo Bussola racconta la fragilità adolescenziale e la difficoltà nel diventare sé stessi di un ragazzo. Qui il papà c’è sempre, nonostante la sensazione di non essere più all’altezza del proprio compito, e questa sua ostinazione aiuta Tommy (il figlio) a cogliere il suo amore e a rinascere. Quando tutto sembra perduto e il padre sembra aver perso ogni speranza nella guarigione del figlio adolescente, gli arriva un suo messaggio : “Quando torni, mi porti in piscina?” . Con il messaggio una foto:

«Un selfie di mio figlio che indossa una cuffia da nuoto all’incontrario, mentre si sta portando l’indice teso sul naso, come faceva sempre da piccolo…mi appoggio alla portiera della macchina, chiudo gli occhi, inspiro a fondo, Resto così per qualche secondo, immobile sotto una pioggia sottile. Quando riapro gli occhi, mi abbasso sullo schermo del cellulare e riguardo bene l’immagine, la ingrandisco, ne isolo i dettagli. È lì che succede.

Non capisco perché, sarà la luce, la pioggia, la stanchezza, ma è come se stessi vedendo il viso di Tommy per la prima volta. Proprio come quel giorno in sala parto, troppi anni fa ,mi sento di nuovo davanti al mistero di un estraneo. La cosa, invece di spaventarmi, mi provoca un dolce conforto. Per un attimo penso che non mi manca niente, che non voglio nulla più di questo momento, qui c’è tutto ciò che serve» (M.Bussola,2024, p.181).

Lo sguardo dell’altro: porta aperta sul mistero della relazione umana.

Giuseppe Fojeni


Note

** La neve in fondo al mare, è la storia di un padre alle prese con la malattia psichica del figlio adolescente: racconta del rapporto genitori -figli adolescenti in un reparto di Neuropsichiatria Infantile in un ospedale. È questo un luogo particolare, in cui la vita ordinaria sembra sospesa per dare spazio al mai detto, al mai pensato. È anche un’immersione nel fragile mondo degli adolescenti ma anche nelle difficoltà e nella sofferenza dei genitori che faticano a “ri-conoscere” il loro figlio nella sofferenza.


Bibliografia

  • Loris V. Carla, (2023), Intime distanze, Amazon ,Italia.
  • Claudio Risè (2002), Il maschio selvatico, Red edizioni.
  • Richard Rohr ( 1997), Esercizi dell’anima per soli uomini, Edizioni PIEMME.
  • Matteo Bussola (2024), La neve in fondo al mare, Einaudi.

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