Piccole gigantesche cose

“La leggerezza custodisce, forse, segreti di profondità.

La sfida di questa mia leggera scrittura è tutta qui.

Nel provare a coniugare leggerezza e filosofia, superficialità e radicamento.

Insegnarlo a me … che sono stata una bambina pesante.

E sto lottando per imparare a intrecciare effimero e forte”.

Così si presenta l’Autrice, Antonia Chiara Scardicchio, presentando questo intrigante libretto. Rapido e leggero. Da meditare in profondità. Visibile e invisibile stanno insieme nella palpabilità dell’oggetto libro. Molteplice, tanto per continuare con Calvino, a cui sono dedicate le pagine centrali, con “le effimere e la fortezza”.

È un viaggio, questo libro leggero, che, come lo sguardo di un terzo, ti guarda e ti sollecita a rivedere la vita zigzagando “tra distese ardite e risalite”. Ti invita a procedere a zig-zag, fare capitomboli, cambiare posizione, prospettiva, osservare con stupore e giocare. Linguaggi della mente e soprattutto del corpo, a me cari, che si fanno cuore durante la lettura.

Parole di uno a cui è stato detto di essere stato un giovane uomo senza avere i piedi per terra.

Che sta ancora imparando a intrecciare corpo e parola. Giochiamo?

“Piccole gigantesche cose” è anche la prima perla di una collana omonima a cura di Antonia Chiara Scardicchio e Giuseppe Conoci, che così la presentano:

“Piccole gigantesche cose. Sono quelle nella mia testa, alcune piccole io le vedo grandissime, altre grandi io le rimpicciolisco. Questo è pensare, parrebbe: le neuroscienze lo sottoscrivono, che pensare è misurare. Diamo peso, spazio, misura a quel che ci accade intorno e dal di dentro: ed è così che pesando, spaziando, misurando, noi pensiamo.

Allora forse il senso di tutto – e del niente – sta nel vederci nel nostro misurare, o, meglio, smisurare: ed imparare a ricapitolare. Prendi un gigante dolore e lo metti sott’aceto in un barattolo: no, non per sminuirlo. Per vederlo meglio. Per guardarlo dappertutto, sopra e sotto, a lato e in obliquo.

Mica come sempre, quando lo guardi imperterrito da un punto soltanto ed è lui che guarda te. Così che, a fissare lo stesso punto, presto smetti di guardare altro, di guardare veramente. Di vedere altre misure. Oppure prendi un petalo minuscolo che ti è caduto sul naso e lo metti su un palco: signore e signori, ecco il protagonista.

Non è più solo il mio dolore, ma questo incredibile minuscolo fatto. Che fatto? Il fatto che sono vivo. Che io solitamente può accadere che sminuisca. Ed invece è sorprendentemente insieme manifesto e coperto, piccolo e gigantesco.

Ecco, l’esercizio di un caleidoscopico sguardo è l’esercizio che questa collana di “piccoli” vuole provare a esercitare: giocare a mescolare grosso e minuto, a cercare vita e morte in un lavandino otturato oppure legami e senso proprio nell’angolo che avresti snobbato cercando rifugio. Che la vita vera è sottosopra. E pure noi. Ci sono quelli a cui stare capovolti dà opportunamente nausea e mal di testa. E poi ci sono altri che, capitolati, è proprio lì, mentre sono al rovescio, che vedono meglio. Perché vedono quello che altrimenti non avrebbero visto. Capitombolare: dal grande al piccolo e ritorno.

Questo è il gioco che ci piace moltissimo (perché è quello che più ci fa paura) e che vorremmo con questi micro-libri imparare a giocare. Tutto questo per noi è un fatto gigantesco. E piccolissimo. Grazie a chi capitombolerà. Piccole gigantesche cose.” (pag.57).

Per chi ama la poesia, questa collana è fatta per essere indossata e non tenuta nel cassetto.

Orlando Zane


Antonia Chiara Scardicchio, Piccole gigantesche cose, Anima Mundi edizioni, 2018.

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