L’esperienza di un Gruppo di lettura sul primo Dostoevskij alla libreria Monti in città di Milano
È da tempo che tra i miei interessi di lettrice appassionata annovera un posto importante la ricerca dei collegamenti tra narrativa e psicoanalisi; in altri termini , mi piace di più trovare nei romanzi che narrano gli snodi delle vite delle persone il riscontro dei relativi percorsi individuativi, che non leggere letteratura specifica. Ovviamente, l’angolatura che nasce dalla professione mi porta a prediligere protagonisti che viaggiano tra le ombre e le turbolenze della vita. Masochismo? È possibile!
Il Cepei è stato già coinvolto in questo interesse, quando anni fa – in un team di colleghe cui aveva partecipato la dr.ssa Laura Zecchillo, avevamo condotto un seminario sul tema delle “Relazioni turbolente”, con particolare riferimento al tema della figura paterna, in cui una sessione era stata dedicata alla proposta di titoli recenti sul tema. Un successivo evento, ritengo utilissimo, è stato il progetto che il Cepei ha condotto nelle scuole medie su commissione della Noi Genitori –Cooperativa dedicata alla disabilità – : un invito alla lettura rivolto a ragazzi di 12/13 anni, nel Comasco. Questa volta lo spunto è nato dalla mia stessa curiosità per la storia incredibile di Fedor Dostoevskij che si è snodata tra grandi traumi e dipendenze devastanti, alludo in particolare a quella per il gioco d’azzardo, che lo ha prostrato dal punto di vista finanziario in più momenti della vita. Quando ho saputo che a 27 anni fu imprigionato perché accusato di insurrezione a causa della partecipazione al circolo letterario Petrasevskij con venature politiche, quindi condannato a morte e che la condanna venne commutata in lavori forzati in Siberia quando già era salito al patibolo , nel dicembre 1849, il mio interesse per la sua produzione letteraria si è rafforzato.
Ho avvertito una correlazione forte tra l’acume psicologico che lo contraddistingue nella descrizione di alcuni “antieroi” in prossimità del Male, si pensi per fare un esempio significativo allo studente-omicida Raskol’nikov di Delitto e Castigo, ai vissuti d’ombra attraversati nella detenzione e nell’ambiente estremo dei lavori forzati , nel duplice senso delle condizioni ambientali, con punte di 30-40 gradi sottozero e del degrado umano dei detenuti. Mi hanno dunque sorretto nelle letture fatte accostando l’ampia produzione dell’autore il principio evolutivo ed intersoggettivo: l’opera creata non può che essere espressione proiettiva dell’evoluzione vissuta in prima persona e ne è, penso, la rielaborazione in cui i personaggi della trama sono veridici in rapporto al fatto che il creativo rappresenta nell’Altro ciò che ha contaminato, talvolta ferito, se stesso. Ciò vale nei diversi campi espressivi ed artistici.
Da qui la decisione di dedicare attenzione ad una delle prime opere di Fedor, ‘Le Notti bianche’, pubblicata nel ’48, prima dunque dell’accusa di sovversione; e poi di ‘Memorie del sottosuolo’, concluso nel ’64 : anno libero ormai dai lavori forzati e dall’obbligo di rimanere in Siberia come soldato, ma durissimo per il nostro autore perché fu contraddistinto da due lutti importanti . Il primo, la morte per tisi di Marija, prima moglie amatissima ma che portò con sé una convivenza dai tratti devastanti per entrambi i coniugi; il secondo, a pochi mesi di distanza, la perdita di Michail, fratello maggiore e spesso socio nelle iniziative di produzione letteraria. Con queste due libri, ricordo, ci troviamo nei primi quarant’anni di vita dell’autore, prima del periodo centrale , con la stesura delle opere considerate classiche, da ‘Delitto e castigo’, sino ai Fratelli Karamazov, l’ultima.

Sino a qua siamo nella dimensione del leggere, che spesso è solitaria. Ciò che mi ha piacevolmente sorpreso è stata l’intensità del secondo aspetto, quello del condividere, reso possibile dalla collaborazione con la libreria Monti in città del quartiere di Porta Romana. Dal dialogo nato con le proprietarie, è sbocciata la proposta di dar il via ad un ciclo di incontri, come Gruppo di lettura sul “primo” Dostoevskij; in tre appuntamenti serali, organizzati in prossimità dell’orario di chiusura della libreria, in un angolo dello spazio semplice ma sapientemente attrezzato per favorire l’ incontro di gruppo, abbiamo in primo luogo fatto un’introduzione alla storia dell’autore, nel secondo ci siamo confrontati su ’Notti Bianche’, nel terzo abbiamo condiviso ‘Memorie del sottosuolo’.
I posti a disposizione, una decina al massimo per rendere possibile un dialogo non eccessivamente confusivo, sono stati saturati in ciascun incontro, cui ha partecipato una presenza prevalentemente femminile, di età variabile ma nella maggioranza matura, e di buona cultura: lettrici e lettori per lunga abitudine, che tuttavia hanno colto positivamente l’opportunità per il rilievo non solo del leggere in se e per sé, ma dell’uscire di casa e condividere la lettura: sono parole tratte dagli stessi interventi di prima serata , che mi hanno fatto sentire presente una valenza azzardo il termine “politica” racchiusa nella dimensione del confronto. In ogni appuntamento ho chiarito che il taglio del nostro dialogare non era quello della raffinatezza dell’analisi letteraria, ma se mai della riflessione psicologica suscitata dalle personalità maschili e femminili descritte e dei relativi rapporti . È possibile che ci aiutino a capire anche le turbolenze attuali, a quasi 200 anni di distanza dal periodo storico in cui i romanzi di Dostoevskij sono collocati?
La mia personale ipotesi è positiva: penso ad esempio alla grande impulsività che conduce in modo cieco il protagonista delle Memorie ad un’escalation di fraintendimenti in una serata conviviale (descritta con incredibile capacità di analisi dell’animo umano) e penso ai comportamenti che attualmente descriveremmo come dettati da disturbi di personalità. O ancora all’incontro difficile tra uomo e donna: in un caso, ‘Le Notti bianchÈ ,perché il sognatore si esprime in un vissuto prevalentemente depressivo e la donna che incontra ma gli sfugge mette in atto un atteggiamento reattivo alla non vita trascorsa nel legame simbiotico con la nonna. Nelle Memorie l’uomo agisce disorientato perché privo di Anima, di rapporto con il mondo interiore: la donna gli appare e lo inquieta, per il suo collegarsi sia alla fisicità che alla dimensione del sentimento… ciò che potrebbe destabilizzare il dominio prevalente del maschio. Di nuovo, un niente di fatto, un non incontro.
L’attenzione del Gruppo ha colto la modernità di certi tratti dei protagonisti, in particolare maschili : in un caso sottolineandone la solitudine, il malessere, l’orientamento idealizzato, la limitata capacità d’incontro con l’Altro, in una città si è detto che come Pietroburgo, sembra adatta ad esprimere indeterminatezza tra la possibilità che si affermi un pensiero antico oppure la vivacità del nuovo. Molto forti le emozioni suscitate dalla considerazione dell’ “abitante del sottosuolo”, che non a caso ha prodotto nelle lettrici sentimenti affaticati, addirittura talvolta di repulsione, come se la sua osticità, per il carattere sadomasochista di molti dei rapporti che instaura, fosse in fondo voluta. Gli interventi più valorizzanti ne hanno colto la voce disincantata, capace di vivere un mondo di “pollai e di palazzi”, a vantaggio di una maggiore densità delle sue posizioni e della sua personalità complessiva.
Questo confronto con la prima produzione di Dostoevskij ci prepara alla lettura dei personaggi a diretto rapporto con il tema del Male: emblematico in questo senso Rodion Romanovic Raskol’nikov, che incontreremo in un Gruppo al momento previsto nel prossimo autunno.
Paola Manzoni
bibliografia
- G.Pacini, (2002),Fedor M.Dostoevskij,Bruno Mondadori
- F.D., (2015), Le notti bianche, Universale Feltrinelli economica
- F.D.,(1989), Memorie dal sottosuolo, Oscar classici Mondadori
- F.Beltrame, (1996),Il cammino dell’”uomo inutile” verso il “sottosuolo”, Edizioni il Murice
- J.Brokken, ( 2016 ), Il giardino dei cosacchi, Iperborea
- M.Bachtin, ( 2002),Dostoevskij, Giulio Einaudi editore