La lettura di due libri, un romanzo e una autobiografia mi ha riportato a quando, studente universitario, il mio professore di neuropsichiatria infantile ( prof. Giorgio Moretti) mi insegnava che, spesso, si apprende meglio la psicologia dei ragazzi e degli adolescenti dai romanzi e dai film che non dai manuali scolastici.
Si tratta del romanzo “ Malbianco” di Mario Desiati (2025) e dell’autobiografia “Variazioni selvagge” di Hélène Grimaud (2006).
In “Malbianco”, l’Autore narra la storia di Marco Petrovici, un uomo di 40 anni che vive a Berlino e che, all’improvviso, comincia a svenire. Dal momento che, a seguito di approfondimenti sanitari, non si trovano cause organiche a tale malessere, il protagonista decide di intraprendere un percorso psicoterapeutico e, contemporaneamente, di rientrare a Taranto dove si trovano le radici della sua storia familiare.
Marco condivide con gli anziani genitori , che abitano ancora nella casa ai margini di un bosco (immagine che ritorna più volte lungo la narrazione e che coinvolge alcuni suoi antenati), un ricordo ricorrente d’infanzia: un signore che suona e canta una nenia, incomprensibile ma soave, mentre scende la neve. I genitori però, imbarazzati, negano che si tratti di un episodio reale e Marco prende poco a poco coscienza che nella storia della sua famiglia esistono dei “non detti”, silenzi e segreti.
Silenzi e segreti che sono simili al “malbianco”, malattia che infesta il tronco degli ulivi.
Come non pensare ad Anne Ancelin Schutzenberger (2010) e ai suoi studi relativi alla psicogenealogia che permettono di comprendere meglio cosa sta succedendo nella nostra vita attraverso la conoscenza dell’ albero genealogico: il complesso intreccio di storie e di vicende personali che sono state vissute da tutti i componenti la storia famigliare nell’arco di un tempo molto più lungo dell’esistenza di un singolo componente della famiglia aiuta a cogliere le cause di un disagio psichico attuale, così da permetterne la guarigione.
L’Autore utilizza le immagini come finestre aperte sulla dimensione interiore e, a volte, le stesse diventano così coinvolgenti da sentirle anche parte della tua storia personale. Anche l’immagine di copertina ( l’uomo che conduce un asino sulla neve accanto ad un albero) è come se sussurrasse i misteri che verranno svelati, gradualmente, lungo il corso della narrazione.
Il romanzo ci consegna un gradito dono finale: la libreria di Malbianco.
Nelle pagine finali l’Autore ci regala una serie di titoli, che spaziano dalla psicoanalisi alla storiografia, dalla filosofia all’antropologia che sanno stuzzicare la ‘curiositas’ del lettore.
In “Variazioni selvagge” l’Autrice, apprezzata pianista francese, ci narra la sua storia da quando, bambina, mangiava rane e vermi e non si relazionava con gli altri bambini, fino alla scoperta del pianoforte e della musica che divengono come un amorevole mentore per la sua crescita.
L’amore per il pianoforte e la musica si intreccia con l’amore per i lupi: quest’ultimo la spingerà ad acquistare un terreno nelle foreste del Connecticut per prendersi cura del loro benessere.
Questi due amori , fondendosi tra loro, diventano per lei quasi una stella polare per la costruzione della sua storia personale:
«La musica, il lavoro, il pianoforte, li ho scoperti molto presto, da bambina. Ho fatto miei gli eccessi di Schumann e di Brahms. Mi mancava una dimensione; o meglio, una latitudine e una longitudine. Poi le trovai, e finalmente ero a casa mia, nel posto in cui si crea il linguaggio. La natura è anche questo, il luogo immenso in cui l’altro Verbo – la musica – germoglia. La natura è la preparazione della musica nel canto degli uccelli, nel fruscio del vento tra i grandi olmi e nell’ululare notturno dei lupi che mi chiamano sotto la luna, mi fanno venir voglia di correre, di scrollarmi con loro nella neve» (Grimaud, 2006, p.167).
L’incontro con il lupo, come ci ha ricordato Clarissa Pinkola Estés nel suo libro “Donne che corrono coi lupi” (1993) aiuta Hélène a liberarsi dai condizionamenti infantili che le impedivano di realizzare i suoi bisogni più autentici e a concretizzare il proprio Sé. Sono due libri che parlano di percorsi di individuazione e sanno suscitare nel lettore pensieri ed emozioni che stimolano l’immaginazione e aiutano a cogliere le dinamiche sottese ai percorsi di crescita del Soggetto.
Giuseppe Fojeni
bibliografia
- Ancelin Schutzenberger A., La sindrome degli antenati, Roma: Di Renzo Editore, 2010.
- Desiati M., Malbianco, Torino: Einaudi, 2025.
- Grimaud E., Variazioni selvagge, Torino: Bollati Boringhieri, 2006.
- Pinkola Estés C., Donne che corrono coi lupi, Frassinelli, 1993.